Chi siamo: la storia di Creta

Da Perugia a Deruta, con le mani nell'argilla

Marco Fusari ha insegnato storia dell'arte per quattordici anni in un liceo di Perugia. Bravo, dicono i colleghi. Appassionato, dicono gli ex studenti. Insoddisfatto, dice lui. Nel 2011, a quarantadue anni, ha lasciato la cattedra, ha preso in affitto un capannone di novanta metri quadri a ridosso della statale che porta a Deruta, e ha comprato un tornio elettrico usato da un ceramista in pensione di Casalina. Così è nata Creta.

Non c'era un piano aziendale sofisticato. C'era argilla bianca di Castelli, uno scaffale pieno di libri sulla maiolica umbra e tanta voglia di fare qualcosa con le mani invece che con le parole. I primi sei mesi, Marco racconta, quasi ogni pezzo finiva nel secchio dell'argilla di recupero. Il settimo mese ha tirato fuori una ciotola che valeva la pena tenere.

Il laboratorio

Lo spazio è rimasto piccolo per scelta. Novanta metri quadri non basterebbero a una produzione industriale, e va bene così. Ci sono tre torni, due forni a camera, un tavolo lungo quattro metri per la decorazione a mano e un angolo dedicato alla smaltatura. L'odore è sempre lo stesso: argilla umida, ossidi metallici, legno dei ripiani stagionato. Chi entra una volta, di solito vuole tornare.

Deruta non è uno sfondo romantico. È un luogo preciso, con una tradizione ceramica documentata dal Trecento, con botteghe che ancora oggi tramandano tecniche di cottura e ricette di smalto di generazione in generazione. Aprire qui significa misurarsi ogni giorno con quel peso. Marco lo ha sentito subito, e invece di spaventarsi ha deciso di studiare: ha frequentato il corso di maiolica tradizionale presso la scuola d'arte ceramica di Deruta per due anni, lavorando in laboratorio la mattina e studiando il pomeriggio.

Il team

Oggi a Creta lavorano in quattro. Giulia Mancini, ceramista di Todi, si occupa principalmente delle forme tornite e della gestione delle cotture. Ha una precisione nel calibrare le temperature che Marco definisce, senza ironia, quasi scientifica. Luca Benedetti, il più giovane del gruppo, è arrivato nel 2019 direttamente dalla scuola d'arte di Faenza e si è specializzato nella decorazione a pennello: uccelli, motivi geometrici, le classiche foglie d'acanto rivisitate con un segno più contemporaneo. Sara Orsini gestisce i rapporti con i clienti, coordina le commesse personalizzate e conosce a memoria i tempi di consegna di ogni forno.

Non sono in tanti, ma ciascuno fa una cosa concreta. Nessun titolo inventato, nessun ruolo inutile.

Cosa facciamo e come lo facciamo

Ogni pezzo che esce da Creta è tornito o modellato a mano, biscottato a 980 gradi, smaltato con smalti a base di stagno preparati internamente secondo ricette che Marco ha adattato nel tempo, e cotto una seconda volta a 960 gradi. I colori sono quelli della palette umbra classica: blu cobalto, giallo antimonio, verde rame, arancio ferraccia. A volte usciamo da quella palette, ma sempre con una ragione precisa, non per seguire una moda.

Lavoriamo su commessa per privati e per locali, produciamo una linea di oggetti da tavola disponibile nel punto vendita qui a Deruta, e organizziamo corsi di ceramica per adulti nel laboratorio. I corsi vanno dalle basi del tornio ai fondamenti della decorazione a maiolica: tre ore, un martedì sera al mese, dodici persone al massimo.

Perché Creta

Il nome viene dal greco, certo, ma Marco ammette che l'ha scelto anche perché è corto, si legge subito e suona bene anche ai turisti stranieri che passano per Deruta d'estate. Un po' di onestà non fa mai male. Quello che conta, alla fine, è che ogni piatto, ogni brocca, ogni mattonella decorata che usciamo da questo capannone è fatta da persone che sanno come si chiama chi l'ha lavorata. In un laboratorio di questa dimensione, quella responsabilità non si può nascondere. E non vogliamo nasconderla.

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